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Disoccupate le strade dai sogni

20 novembre 2008

in News

In questi giorni ho letto “Gomorra“, il libro di Saviano tanto discusso e dibattuto, forse troppo. Altra concessione alla lettura di best-seller. L’ho letto perché mi è stato regalato, ma ero anche curioso, visto che persone a me vicine lo giudicano in modo opposto, sia il libro sia Saviano. Chi un insieme di reportage privi di narrazione, chi addirittura come il nuovo Nanni Balestrini. Per me ne l’uno ne l’altro. Ma non voglio entrare nel merito del libro, che è solamente lo spunto per parlare di un triangolo di coincidenze della giornata di ieri. Suoni, segni e visioni.

Ancora una volta entro nel “personale”, anche se questa volta in modo diverso e con spunti “micro-recensivi”.
Nel libro di Saviano c’è un intero capitolo che parla del Kalashnikov, il mitra “simbolo del liberismo“, ma al tempo stesso “operazione di eguaglianza“, tutti possono farsi il proprio esercito. Sono due definizioni dello stesso Saviano.

Cosa c’entra il Kalashnikov? Presto detto.
Nel libro, Saviano parla di come questo mitra sia finito nella bandiera di molte nazioni e nel simbolo di molti gruppi politici.

Dopo la fine della lettura del libro, avvenuta ieri mattina, ho visto nel pomeriggio il film “La banda Baaden-Meinhof”, che parla della RAF, che aveva il simbolo che vedete qui a fianco. Una stella rossa sovrastata da un mitra (l’MP5 però) e dalla scritta RAF, che somiglia ai simboli citati da Saviano.

Un film di Uli Edel (la stessa di Christiana F. – Noi I Ragazzi Dello Zoo Di Berlino), Un film “fumoso”, nel senso che si fuma sempre e ovunque, tranne il poliziotto incaricato delle indagini. Un film dove i personaggi sono un po’ forzati, soprattutto nelle parole (chissà quanto sia colpa del doppiaggio), ma dove non lo sono i gesti, le situazioni. Un film che in quasi due ore vuole forse riassumere troppo. Un film che lascia incognite, soprattutto sulla morte dei componenti della “banda” nel carcere durante il periodo del processo, anche se il film sposa la tesi del suicidio. Un film dove la morta è presente dall’inizio alla fine, ci sono persone che lottano e muoiono, altre che, semplicemente, muoiono. Un film in cui si scrive molto. Un film dove la colonna sonora accompagna in modo incalzante le immagini. Suoni, segni e visioni.
Un film da cui forse mi aspettavo di più dopo aver letto le recensioni. Purtroppo non do mai retta ad una persona che mi ha sempre detto di non leggere recensioni prima di guardare un film o leggere un libro :-)
Ma è un film bello. Da vedere, da ascoltare, da divorare, da elaborare, da capire.

Dove sta il personale in questo caso? La coincidenza di cui parlavo all’inizio, in cui si chiude il “triangolo”. Prima i segni, dopo le visioni, in ultimo i suoni.
Si chiude di notte. Non riuscivo a dormire ed ho ascoltato il lettore mp3 in modo random. Canzoni diverse tra loro che si intrecciavano con i miei pensieri.
Ad un certo punto è iniziata “Incubo numero zero” di Claudio Lolli. Canzone che fa parte dell’album “Disoccupate le strade dai sogni”. Un album bello, rabbioso, visionario. Canzone dove viene cantato il verso che da il titolo all’album e, più banalmente, a questo post. Canzone che parla di Ulrike Meinhof. Il terzo tassello della giornata di ieri. Il suono che ha chiuso la mia giornata. Uno strano intreccio di scritte, suoni, visioni.

Vi lascio con le parole di Incubo Numero Zero

Il giorno di solito comincia sporco
come l’inchiostro del nostro giornale
scritto sui bianchi muri delle prigioni della repubblica
federale.
Che giorno per giorno avanzando tranquille
son quasi davanti alla tua finestra
con un corteo di stesse e scintille e i tamburini la banda
l’orchestra.
Spegnete la luce pensava Ulriche
che la foresta più nera è vicina,
ma oggi la luna ha una faccia da strega
e il sole ha lasciato i suoi raggi in cantina.
Spegnete la luce pensava Ulriche
che la foresta più nera è vicina,
ma un jumbojet scrive “viva il lavoro”
col sangue, nel cielo di questa mattina.

Con un megafono su un autobus rosso
un Cristo uscito dal Circo Togni
comincia un comizio con queste parole
“disoccupate le strade, dai sogni,
disoccupate le strade dai sogni
sono ingombranti, inutili, vivi
i topi e i rifiuti siano tratti in arresto
decentreremo il formaggio e gli archivi.
Disoccupate le strade dai sogni,
per contenerli in un modo migliore,
possiamo fornirvi fotocopie d’assegno,
un portamonete, un falso diploma, una ventiquattrore.
Disoccupate le strade dai sogni,
ed arruolatevi nella polizia,
ci sarà bisogno di partecipare
ed è questo il modo
al nostro progetto di democrazia.
Disoccupate le strade dai sogni
e continuate a pagare l’affitto
ed ogni carogna che abbia altri bisogni
dalla mia immensa bontà sia trafitto.
Da oggi è vietata la masturbazione
lambro e lambrusco vestiti di nero
apriranno le liste di disoccupazione
chiudendo poi quelle del cimitero,
e poi, e poi,
poi costruiremo dei grandi ospedali,
i carabinieri saranno più buoni,
l’assistenza forzata e gratuita per tutta la vita
e un vitto migliore nelle nostre prigioni.
Disoccupate le strade dai sogni
e regalateci le vostre parole,
che non vi si scopra nascosti a fare l’amore
i criminali siano illuminati dal sole.
Disoccupate le strade dai sogni,
disoccupate, disoccupate.
Disoccupate le strade dai sogni,
disoccupate, disoccupate.
Disoccupate le strade dai sogni,
disoccupate, disoccupate.
Disoccupate le strade dai sogni,
disoccupate, disoccupate … ”

A questo punto arriva un trombone
cammina col culo però sembra alto
intona commosso una strana canzone
il Cristo la canta e mi è addosso, in un salto.
“Disoccupate le strade dai sogni
non ci sarà posto per la fantasia
nel paradiso pulito operoso
della nostra nuova socialdemocrazia.”

A questo punto mi butto dal cielo mi butto dal letto
e do un bacio in bocca a un orribile orco
e lecco l’inchiostro, lecco l’inchiostro, del nostro giornale.

E’ vero che il giorno sapeva di sporco
E’ vero che il giorno sapeva di sporco
E’ vero che il giorno sapeva di sporco
E’ vero che il giorno sapeva di sporco

2 commenti a “Disoccupate le strade dai sogni”

  1.   Marta ha scritto il 21/11/08 alle ore 21:11:

    E su cosa non sei d’accordo? Cosa ti lascia perplesso e ti incuriosisce? Cosa ti ha insegnato di più sull’affare camorra?
    Perché non vuoi giudicare Saviano?

  2.   Conraid ha scritto il 22/11/08 alle ore 09:50:

    Semplicemente volevo parlare di altro, e quello era lo spunto iniziale.

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