«Ci fotte la guerra che armi non ha. Ci fotte la pace che ammazza qua e la.»

Archivio della categoria 'Memoria'

Liberazione?

25 Aprile 2008

Oggi è il 25 Aprile, festa della liberazione. Ma liberazione da cosa?
Fin da subito era parsa una liberazione a metà. E le canzoni erano un modo per esprimere questa sensazione.
Ne sono state fatte molte di queste canzoni, una degli anni ‘70 iniziava così:

Fiore rosse e fucile:
viva la libertà!
Era il 25 aprile:
si rifà la società!

I padroni sono morti,
i fascisti impiccati,
la giustizia degli insorti,
libertà per gli sfruttati.

Proletari al potere,
non c’è più la schiavitù,
dalle fabbriche al quartiere
non si servirà mai più….

Ho sognato per vent’anni e più
quel 25 aprile
ricordo della mia gioventù
vissuta col fucile,

finché dal popolo in servitù
si leva un canto e va
e riporta di quegli anni
ancor la rossa libertà.

Ma ci dissero al Partito:
«Sotto con la produzione,
il conflitto è ormai finito,
non si fa rivoluzione».

Cerimonie e deputati;
a che serve aver lottato?
il fascismo può parlare,
“democratico” è lo stato.

Son passati tanti anni:
sfruttamento ed elezioni,
due promesse, cento inganni,
mentre vincono i padroni.

La canzone non termina qui, dopo continua con la speranza. Negli anni ‘70 avevano almeno la speranza, oggi abbiamo perso anche quella. Nonostante siano passati tanti anni, continuano sfruttamento, promesse, inganni. E vincono ancora i padroni.

Non ti ricordi il 31 dicembre

31 Dicembre 2007

Non ti ricordi il 31 dicembre,
quella colonna di camion per Boves
che trasportavano migliaia di tedeschi,
contro sol cento di noi partigian.
Che trasportavano migliaia di tedeschi,
contro sol cento di noi partigian.

E da San Giacomo e poi la Rivoira
Castellare, Madonna dei Boschi,
la s’infuriava la grande battaglia
contro i tedeschi, i fascisti e i traditor.

Dopo tre giorni di lotta accanita
tra vasti incendi e vittime borghesi
non son riusciti con la loro barbaria
noi partigiani poterci scacciar.

Povere mamme che han perso i lor figli,
povere spose che han perso i mariti,
povera Boves ch’è tutta distrutta
sotto quei colpi del vile invasor.

Ma dopo un anno di vita montana
tra fame e freddo e dure fatiche
è giunta l’ora della nostra riscossa,
noi partigiani sapremo vendicar.

Fonte: Il Deposito

I Lama stanno nel Tibet

17 Febbraio 2007

La cacciata di Lama dall’Università di Roma il 17 febbraio di 30 anni fa è stato un momento particolare. Uno di quei momenti che tutti ricordano. Io all’epoca avevo 5 anni, figurarsi se pensavo a Lama, agli Indiani metropolitani, all’Autonomia, al Movimento Studentesco, alla CGIL, al PCI. I miei punti di riferimento erano dentro qualche cartone animato. Ma anche per chi come me quegli anni li ha “vissuti” tramite letture e racconti, non è difficile capire l’importanza di un evento simile per quelli che l’hanno vissuto realmente. Per chi credeva in qualcosa. Anche per chi quell’episodio lo ha vissuto da lontano. Soprattutto per chi viveva in una citta come Livorno dove il PCI era “tutto”. Alcuni che in quel periodo erano iscritti alla FGCI mi hanno detto che quel giorno hanno strappato la tessera, altri ne parlano come uno dei momenti più significativi della loro esperienza politica. Nel bene e nel male è stato un momento fondamentale della vita politica italiana. Uno scontro generazionale. Un momento di scelta. Non si poteva più essere nel movimento e nel partito al tempo stesso.

In rete si trovano molte testimonianze, in una di queste (mi sembra tratta da “L’orda d’oro”, anche se non c’è scritto) si descrive molto bene questo scontro generazionale.

Cacciata di Lama
Una foto storica di quel giorno scattata da Tano D’Amico

Riferimenti:

8 marzo

8 Marzo 2006

Ricordatevi di noi
siamo morte in una fabbrica
sfruttate sul lavoro
sfruttate a casa e fuori

Ricordatevi di noi
siamo morte ma non per sempre
noi vivremo eternamente
sinché durerà la lotta

Siamo state assassinate
per avere scioperato
voi dovete vendicarci
vendicarci col lottare
vendicarci col creare

Creare un mondo nuovo
un mondo di giustizia
un mondo di uguaglianza
un mondo di libertà

Ricordatevi di Adele
l’hanno presto incarcerata
per avere contestato
per avere militato

L’hanno messa in una cella
una cella isolata
per paura che parlasse
con chi vuol sapere le cose

Saper di un mondo nuovo
un mondo di giustizia
un mondo di uguaglianza
un mondo di libertà

Movimento femminista romano

Riferimento:
Il Deposito

Good Bye Lenin!

21 Gennaio 2006

Nel cuore degli operai il suo nome si alza prima del sole

Da una poesia di Alberto Hidalgo, poeta peruviano, prendo in prestito un verso che mi ha sempre colpito, fin da quando lo lessi in un libro di poesie latinoamericane del 1970. Il nome di cui parla Hidalgo è quello di Lenin. Perché mi è venuto in mente?
Perché oggi è l’anniversario della nascita del PCI, avvenuta nella mia città il 21 gennaio del 1921, ma è anche l’anniversario della morte di Lenin, che avvenne 3 anni dopo.
Questa coincidenza mi ha ispirato a scrivere un post, ma, come spesso mi accade, alla fine le parole rimangono nella mia mente e qui sul blog finiscono solamente due righe :-)

Quella sera a Milano era caldo

15 Dicembre 2005

ma che caldo, che caldo faceva.

Esistono molte versioni di questa canzone dedicata a Giuseppe Pinelli, morto “suicidato” il 15 dicembre 1969 durante un interrogatorio alla questura di Milano.
Sulle note della vecchia canzone “Il feroce monarchico Bava”, furono composti questi versi che riporto nella versione che compare nel sito Il Deposito.

Per non dimenticare.

Avola, 2 Dicembre 1968

2 Dicembre 2005

Due dicembre, giorno bianco
per la gente in ufficio
e che si vede passare
solite carte e fatture.

Due dicembre, giorno bianco
per mia madre in cucina,
che cantando prepara
il pranzo e la cena.

Due dicembre, giorno nero
per la gente che è stanca
e che scende nelle strade
perchè vuole un po’ di pane.

Due dicembre, giorno nero,
da finire al cimitero,
da finirci, assassinati
da quei servi mal pagati.

Ma si sa, si sa che,
ma si sa, si sa che
loro vengon coi fucili,
loro vengono coi mitra,
loro vengono in cento,
mai che siano da soli.

Loro vengon coi fucili,
loro vengono coi mitra,
loro vengono in cento,
mai che siano da soli.

Due dicembre, giorno bianco
per mio padre, che è sereno:
oramai è assicurato,
ogni mese paga lo Stato.

Due dicembre, giorno bianco
per la gente che è tranquilla
e che approva con la testa
quello che scrive la stampa.

Due dicembre, giorno nero
per chi cerca una risposta,
per chi agisce e più non parla
e si difende come può.

Due dicembre, giorno nero
per chi chiede un aumento
e la risposta è solo una,
la risposta è di violenza.

Due dicembre, giorno nero,
da finire al cimitero,
da finirci, assassinati
da quei servi mal pagati.

Riferimento:
Il Deposito


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