«Sprecare tempo è una parte importante del vivere.»

Archivio della categoria 'Politica'

Tempi moderni o tempi futuri?

29 novembre 2009

Tempi moderni

“La pausa pranzo è un danno per il lavoro, ma anche per l’armonia della giornata. Non mi è mai piaciuta questa ritualità che blocca tutta l’Italia. Non possiamo imporre ai lavoratori quando mangiare, ma ho scoperto che le ore più produttive sono proprio quelle in cui ci si accinge a pranzare.”

Sentendo le parole del ministro Rotondi viene subito in mente Tempi Moderni di Chaplin dove si sperimenta una macchina per continuare a lavorare senza interrompere il lavoro. Almeno in quel caso non si aboliva la pausa pranzo, ma si rendeva parte dell’ingranaggio della catena di montaggio. Oggi si vuole proprio abolire in nome del dio produttività. Immagino già slogan del tipo “Tutti a dieta per la produttività”, “Esci dalla crisi con una dieta”.


In realtà il discorso andrebbe ribaltato. Il lavoro è un danno per la pausa pranzo, e soprattutto per l’armonia della giornata. Non mi è mai piaciuta questa operatività che blocca tutta l’Italia.

Dopo “lavorare con lentezza” si aprono nuove forme di lotta politica: mangiare con lentezza

La rete è un diritto. Sciopero dei blogger

14 luglio 2009

Non so quanto sia “corretto” parlare di sciopero nel mio caso, visto che scrivo un post ogni tanto, ma volevo ugualmente segnalare l’iniziativa diritto alla rete per protestare contro il cosiddetto ddl Alfano.
L’iniziativa mi lascia un po’ perplesso, nel senso che secondo me servirebbe una “protesta” più ampia, sia nelle forme sia nei contenuti, ma visto alcuni partecipanti è chiedere troppo :-)
Inoltre questo disegno di leggo è solo l’ultimo di una serie di leggi/decreti/ddl che stanno minando la libertà della rete. Si sente sempre parlare di come senza la rete non ci sarebbe stata informazione su alcuni avvenimenti esteri, e poi si cerca di “imbavagliarla” qui da noi. Ma la colpa, sempre secondo me, non è solo dei politici che non conoscono la materia o che hanno “pruriti” censori, ma anche della stampa che ha paura della fine del suo monopolio all’informazione, ed oggi più che mai è chiaro che molte notizie si diffondono grazie alla rete e non tramite giornali e telegiornali sempre più allineati in una sorta di pensiero unico di servilismo al potere. Del resto non è un caso che alcune leggi “anti internet” sono state volute da ordini di giornalisti (per esempio quello della Lombardia).
Quindi quando tra le adesioni leggo di organi di informazioni o politici non proprio garantisti, qualche diffidenza nasce.

Kossiga vuole il suono delle ambulanze

24 ottobre 2008

«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno. Gli universitari? Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà dei manifestanti e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì».

Queste le parole che ha pronunciato ieri il ministro dell’Interno degli anni caldi della contestazione studentesca. E sembra che le parole vere siano state ancora più dure.
Qualcuno ha ancora dubbi su cosa successe in quegli anni e di chi sia la colpa?
Che il suono dell’ambulanza sia quello che porta lui e chi gli da ancora credito, intervistandolo ed invitandolo a vari salotti televisivi, in una casa di riposo condannandoli all’oblio

Dilettanti allo sbaraglio

20 agosto 2008

Dopo la Meloni e Gasparri contro la Cina per i diritti umani (da che pulpito), dopo decine di prese di posizioni imbarazzanti frutto di ignoranza su ogni argomento possibile (le varie leggi su internet sono qualcosa di raccapricciante), ora anche Luca Barbereschi si schiera contro YouTube, della serie “non sappiamo niente su quell’argomento, ma vogliamo ugualmente dire la nostra”. Niente di male se non fosse che questi determinano leggi ed altro in Italia.

Internet non è un mezzo di comunicazione

16 giugno 2008

Il titolo può sembrare strano, ma solo in questo modo si spiega il disegno di legge proposto al Senato dall’ex missino Alessio Butti dal titolo Norme per la corretta utilizzazione della rete Internet a tutela dei minori.

Vediamo il primo articolo:

1. È vietato istituire siti nella rete INTERNET i cui contenuti siano finalizzati, direttamente o indirettamente:

a) alla istigazione al consumo, alla produzione o allo spaccio di sostanze stupefacenti;
b) alla istigazione alla violenza e alla consumazione di reati;
c) alla divulgazione o alla pubblicizzazione di materiale pornografico o di notizie o di messaggi pubblicitari diretti all’adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori di anni diciotto.

Leggo bene????
Non voglio entrare nel merito della legge, tanto sarà cambiata, o almeno lo spero, in quanto diranno che volevano fare una legge contro la pornografia minorile ed hanno sbagliato a scrivere (del resto siamo abituati a leggi italiane fatte senza avere conoscenza della materia e con evidenti lacune tecniche e linguistiche), ma la cosa che mi sorprende è l’inizio: È vietato istituire siti nella rete INTERNET

Le reti televisive del suo nuovo padrone possono promuovere argomenti simili, giornali di ogni tipo possono farlo, ed Internet no?
Da quando Internet non è un mezzo di comunicazione come gli altri per questa gente?
Se fosse una legge contro la pornografia minorile, a parte che c’è già, perché escludere tali mezzi di comunicazione?
È sempre la solita storia, quel che non si può controllare lo si vieta.
Chissà come saranno contenti al vaticano e negli uffici di qualche televisione.

Ma ormai di cosa meravigliarci? L’incompetenza dei nuovi politici dall’avvento di Berlusconi in poi , dalla sua e dall’altra parte, è comica se non fosse pericolosa. Una legge dietro l’altra fatta con ignoranza e superficialità, soprattutto riguardo le nuove tecnologie.

E siamo anche abituati ad essere presi per il culo, se è vero che sono stati votati, dai nomi che si danno questi signori.
Da una parte un partito che si definisce di “sinistra” quando ormai è più a destra della destra, dall’altra un partito che si chiama “delle libertà” quando invece cerca di controllare e vietare ogni cosa… naturalmente se non tocca gli interessi del padrone.

Liberazione?

25 aprile 2008

Oggi è il 25 Aprile, festa della liberazione. Ma liberazione da cosa?
Fin da subito era parsa una liberazione a metà. E le canzoni erano un modo per esprimere questa sensazione.
Ne sono state fatte molte di queste canzoni, una degli anni ‘70 iniziava così:

Fiore rosse e fucile:
viva la libertà!
Era il 25 aprile:
si rifà la società!

I padroni sono morti,
i fascisti impiccati,
la giustizia degli insorti,
libertà per gli sfruttati.

Proletari al potere,
non c’è più la schiavitù,
dalle fabbriche al quartiere
non si servirà mai più….

Ho sognato per vent’anni e più
quel 25 aprile
ricordo della mia gioventù
vissuta col fucile,

finché dal popolo in servitù
si leva un canto e va
e riporta di quegli anni
ancor la rossa libertà.

Ma ci dissero al Partito:
«Sotto con la produzione,
il conflitto è ormai finito,
non si fa rivoluzione».

Cerimonie e deputati;
a che serve aver lottato?
il fascismo può parlare,
“democratico” è lo stato.

Son passati tanti anni:
sfruttamento ed elezioni,
due promesse, cento inganni,
mentre vincono i padroni.

La canzone non termina qui, dopo continua con la speranza. Negli anni ‘70 avevano almeno la speranza, oggi abbiamo perso anche quella. Nonostante siano passati tanti anni, continuano sfruttamento, promesse, inganni. E vincono ancora i padroni.

Natural Born Clown

19 aprile 2008

Avete presente il film Natural Born Killer? Se non l’avete presente guardatelo subito, merita. Se invece l’avete presente, ricorderete sicuramente una delle scene finali. Durante la sommossa in carcere e la fuga dei protagonisti, il giornalista da in escandescenze tanto che il serial killer si trova costretto a togliergli il mitra e dirgli, vado a memoria, “sei troppo alterato Wayne, tieni… spara con questa”, porgendogli la telecamera.
Come se Veltroni si trovasse costretto a dire a qualcuno “sei troppo dichiaratamente a destra, calmati, dobbiamo pur far finta di essere di sinistra”. Va beh questa è un altra storia :-)
Ieri mi è tornato in mente quel film vedendo e leggendo di Berlusconi alla conferenza stampa congiunta con Putin.

Alla domanda di una giornalista russa a Putin “E’ vero che lei vuole divorziare?” , il nostro prode cavaliere cosa fa? Se ne sta zitto come dovrebbe e come farebbe qualsiasi altra persona? No, fa il gesto del mitra.

Berlusconi e Putin

Il gesto del mitra sì. Quel gesto che fanno i bambini quando giocano tra di loro. Quel gesto che faceva Batistuta quando segnava nelle porte avversarie. Un gesto scherzoso normalmente, da clown appunto.
Solo che in questo caso, era fatto dal passato e futuro presidente del consiglio italiano davanti alla stampa internazionale, soprattutto quella russa, ed il significato è risultato molto ambiguo. Si riferiva forse al fatto che in Russia i giornalista scomodi fanno una brutta fine e che anche lui vorrebbe fare altrettanto qui in Italia? Chissà! Del resto tutte le TV ed i giornali sono in mano alla sinistra no? Anche i suoi giornali e le sue tv naturalmente.

Ma quello che più mi ha ricordato quella scena è stato da una parte la faccia di Putin al gesto di Berlusconi e dall’altra il fatto che la giornalista “è stata perfino confortata da un addetto all’informazione del governo russo”. Come a dire “non dia retta a quel clown, noi siamo più seri”.

Sinistra extraparlmentare

15 aprile 2008

Sono un comunista,
sono di rifondazione
voglio fà a Rivoluzione
ma dico no al cordone
perché il vero movimento
é sempre quello non violento
altrimenti come faccio a contrattare in Parlamento?
E allora sient’ a me ,
si nu ddieci e Rafaniello
tu vuò fà a rivoluzione
assettato int’a poltrona
a poltrona chiaramente
ca sta dint’ o Parlament’
e allora arape e recchie: E contraddizioni nun stann’ o Parlamente ma tra la popolazione!
Tu si…
Rafaniello, rafaniello, rafanie’ l’ l’ l’ l’!
Rosso fuori, bianco dentro! Yeeaaaa…


Così cantavano i 99 posse tanti anni fa. A quei tempi condividevo quel modo di vedere quel partito. E tutt’ora, nonostante in passato l’abbia anche votato e ahimé ne sia stato anche iscritto, continuo a vederlo come qualcosa di bianco dentro, anche se fuori si sono dati una vesta multicolore che alla fine li ha fregati.
Infatti dopo aver “criticato” per anni chi faceva una scelta extraparlamentare, adesso si ritrovano ad esserlo anche loro. Senza volerlo, con una spinta dal basso senza preavviso. Una sconfitta umiliante per loro e non solo. Perché molti di quelli che non li hanno votati, astenendosi, ritengono ancora un po’ leninisticamente (concedetemi il termine) che una presenza in parlamento sia necessaria ed utile.
Sono proprio loro, come persone, come scelte, come idee a non essere rappresentativi ormai di niente, di nessuno.
Quel che mi domando è se hanno capito la lezione, ma a quanto pare dalle prime dichiarazioni no. Anzi, cercano già approdo nel nuovo Partito della Destra italiana.
Allora forse c’è da domandarsi se abbiamo capito tutti noi la lezione.
C’è da domandarsi se esiste un soggetto capace di “rifondare” la sinistra in Italia.
C’è da domandarsi se qualcuno riuscirà ad intercettare, guidare, alimentare le istanze di protesta dei movimenti.
C’è da domandarsi se una sinistra parlamentare in Italia sia ancora possibile.

In ogni caso nessun rimorso.

Elezioni 2008: in ogni caso nessun rimorso

11 aprile 2008

In ogni caso nessun rimorso era lo slogan gridato dal Supporto Legale per i fatti di Genova, in particolare per la sentenza contro i 25 manifestanti e par la mancata commissione d’inchiesta.
Come scrissi a suo tempo c’era e rimane un po’ di rimorso.

Rimorso di aver dato credito a chi si definisce di sinistra senza esserlo da decenni, a chi parla a nome del movimento senza farne parte, a chi sventola bandiere senza vento.
Quindi, nonostante tutto… nessun rimorso. Ma nessun rimorso anche quando perderanno per un voto.

Fra pochi giorni si vota e continuo a non avere nessun rimorso e non l’avrò anche quando perderanno per un voto.

Per allietare queste giornate piene di inviti a votare per i vari partiti di destra, anche se mascherati da un definirsi di sinistra, vi lascio queste note…

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Il popolo è un bambino 4

28 marzo 2008

Il popolo è un bambino.
Fa tante domande il popolo e tu non gli puoi dire la verità, sennò quello ti mette in difficoltà.
Per esempio io c’ho un figlio, si chiama Robertino Casoria, è il peggiore della classe.
Mi ha detto “papà cosa sono i terroristi?”
Io gli ho voluto dire la verità, gli ho detto: “Ti ricordi quando eri bambino? A Natale ti ho detto che sarebbe arrivato Babbo Natale.
Tu eri un bambino intelligente o non ci hai creduto.
Ma poi la notte io sono andato a mettere i regali sotto l’albero e la mattina appresso quando li hai visti hai incominciato a credere che li aveva portati Babbo Natale. Hai pensato che se c’è il regalo significa che c’è anche il barbone che lo porta con le slitte, con le renne.
E invece ero sempre io.
E i terroristi sono la stessa cosa. Qualcuno ti dice che ci sono i terroristi e tu non ci credi.
Poi scoppia ‘na bomba, crollano un paio di grattacieli e tutti pensano che se c’è l’attentato significa che ci stanno anche i terroristi che l’hanno fatto…
ma è tutta una bugia, è sempre papà che zitto zitto di notte fa scoppiare le bombe e poi da’ la colpa ai terroristi” .
E mio figlio mi fa:
“l’amico mio Pancotti Maurizio – Robertino frequenta
un bambino ciccione che è insopportabile e secondo me pure un po’ deficiente – m’ha detto “­Pancotti Maurizio dice che questa cosa si chiama strategia della tensione!”
Allora io gli ho risposto “l’amico tuo Pancotti Maurizio è comunista!
E lo sai perché è così ciccione? Perché i comunisti si mangiano i bambini. Stai attento quando vai a fare la merenda da lui perché ti si mangia!”
Mio figlio Robertino ha cominciato a tremare.
Per una settimana non è più uscito di casa.
Gli ho fatto fare tutto quello che volevo, gli dicevo “lava la macchina! Metti a posto la stanzetta! Portami le ciabatte!”, lui mi ubbidiva come un cagnolino. Perché si governa con la paura.
E il popolo è uguale.
Il popolo è un bambino.
Se vuoi che non si perda nel bosco gli devi dire che c’è il lupo cattivo, l’uomo nero!
I terroristi, l’arabi col barbone, i pirati della Malesia. Ogni tanto insomma bisogna pure cambiare, fare la rotazione.
Il diavolo, gli zombie, il mostro di Loch Ness, il bocio, i marziani, i fantasmi.
Perché il popolo è un bambino.
Se gli metti paura te porta le ciabatte, te lava la macchina.
Il popolo è un bambino.
Se gli metti paura… ti ubbidisce subito.

Ascanio Celestini


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